Si può bere l’acqua del rubinetto

Nel mondo vengono prodotte e si consumano annualmente oltre 120 miliardi di litri di acqua confezionata, venduta principalmente dalla grande distribuzione mentre l’acqua del rubinetto viene consumata principalmente nelle grandi città dove si a certezza della qualità dell’acqua. Con oltre 11 miliardi di litri in bottiglia prodotti nel 2002 l’italia è il più importante produttore europeo di acque confezionate.


In italia acquistano si consumano annualmente oltre 120 miliardi di litri di acqua confezionata. Con oltre 11 miliardi di litri prodotti nel 2002 l’italia è il più importante produttore europeo di acque confezionate (“saporita”).

Ma perchè spendere soldi per avere qualcosa che possiamo avere ad un costo molto basso ?

Il problema di certo non è solo quello dei costi, ma riguarda anche la qualità cioè, siete proprio sicuri che l’acqua che acquistate sia più salutare di quella del vostro rubinetto di sicuro è che le acque “pubbliche“ per legge sono sottoposte a duri e frequenti controlli da parte delle autorità sanitarie, mentre le sorgenti di acqua private non hanno la stessa attenzione. Inoltre bisogna stare ben attenti al tipo di acqua che si compra: con molti minerali, con poco/tanto sodio e via dicendo, poichè le concentrazioni saline possono influire anche sulla nostra salute (vedi ipertensione o pressione bassa).

La situazione in Italia

In Italia, siamo fortunati dato che in più dell’85% dei casi attingiamo ad acque sotterranee e solitamente molto protette e controllate. L’attuale normativa europea, ben applicata nel nostro paese, inoltre, prevede un controllo costante, con milioni di analisi all’anno, di 50 parametri chimici e microbiologici. La conformità si registra in più del 99% delle misurazioni mentre i rari casi in cui non vi è conformità riguardano la presenza di elementi chimici, come l’arsenico, naturalmente contenuti nella falda acquifera e legati alle caratteristiche del nostro territorio, ad esempio all’origine vulcanica di alcuni suoli.

Quindi, l’acqua del rubinetto può essere bevuta senza rischi; nel caso in cui però nel vostro quartiere o nella vostra città l’acqua non sembra essere proprio sana, potete affidarvi alla ASL di competenza per effettuare delle analisi in laboratorio.

Come comportarsi se l’acqua presenta un forte sapore/odore di cloro? 

Il cloro viene aggiunto all’acqua solo quando c’è il rischio di contaminazioni organiche. Nel caso dell’acqua di falda il rischio è praticamente assente. Ma questa sostanza viene aggiunta preventivamente quando vengono realizzati interventi sulle tubature dell’acquedotto. 

In tutti i casi in cui il sapore dell’acqua è molto forte oppure l’acqua corrente presenta molto calcare o ha un sapore non molto gradevole, è possibile ricorrere ai cosidetti sistemi filtranti.

I sistemi filtranti in commercio

Esistono in commercio alcuni sistemi per il filtraggio dell’acqua corrente. Tra i più comuni e senza alcun tipo di installazione ricordiamo le brocche filtranti.

Sono delle semplici blocche in plastica ricaricabili con l’acqua del rubinetto che contengono al loro interno un filtro composto da sostanze naturali le quali per lo più filtrano metalli pesanti, cloro, calcare ed eliminano gli odori presenti nell’acqua.

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Proteine BioTech USA Protein Power 4000 g Cioccolato

PREPARATO PER FRULLATO PROTEICO CON ISOLATO DI SOIA, CASEINE E PROTEINE DEL SIERO DEL LATTE, CON DOLCIFICANTI NATURALI, AMINOACIDI E CREATINA

GLI INGREDIENTI

Cioccolato: Proteine della Soia isolate, Proteine del Siero di Latte concentrate, Calcio Caseinato (da Latte), Cacao magro in polvere, Esaltatore di sapidità: Glicina e il suo Sale Sodico, Creatina Monoidrato micronizzata, Aroma: Cioccolato, Antiagglomeranti: Sali di Magnesio con Acidi Grassi e Biossido di Silicio, Sale, Emulsionante: Lecitina di Soia, Edulcoranti: Sucralosio e Acesulfame K, Addensante: Gomma di Cellulosa.

DETTAGLI DEL PRODOTTO

  • Alto contenuto proteico
  • Senza zuccheri*
  • Senza grassi
  • Senza glutine*
  • Senza lattosio*
  • Con creatina
  • Ottimo rapporto qualità prezzo

*Si riferisce ai frullati preparati con sola acqua e pronti da consumare.

Prima di tutto le proteine! Fai rendere al massimo i tuoi allenamenti

Protein Power contiene tre tipi di proteine –  isolato di proteine della soia, concentrato di proteine del siero del latte e calcio caseinato.

Anche la nuova formula è priva di glutine, senza zucchero e senza lattosio ma ora è anche priva di grassi. Questo prodotto inoltre contiene creatina.

Per porzione (30 g):

  • 26 g di proteine
  • 1500 mg di creatina (da creatin monoidrato)**

**Questa affermazione si riferisce al prodotto con gusto vaniglia e banana – fragola.

Come tutti i prodotti BioTech USA, Protein Power è prodotto solo con ingredienti sicuri e attentamente selezionati.

INFORMAZIONI NUTRIZIONALI

Cioccolato: INFORMAZIONI NUTRIZIONALI Per 100 g / Per dose giornaliera di 30 g: Valore energetico 383 Kcal – 1621 KJ /115 Kcal – 486 KJ, Grassi 2,9 g / 0,9 g, di cui Saturi 1,6 g / 0,5 g, Carboidrati 6,8g / 2,0 g, di cui Zuccheri < 0,5 g/ < 0,15 g, Proteine 81 g /24 g, Sale 2,9 g/ 0,87 g, Glicina 5,9 g / 1,8 g, Creatina 4,3 g / 1300 mg.

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Samsung Gear S3 Frontier Smartwatch


Il Gear S3 racchiude in sé innovazione ed eleganza: l’aspetto di un classico orologio unito alle funzionalità avanzate di un moderno Smartwatch. Perfetto per comunicare con i tuoi contatti, affidabile per tutte le tue attività outdoor, personalizzabile in base al tuo look. Ecco cosa rende Gear S3 pratico e dal fascino unico.

Design

Il Gear S3 racchiude innovazione ed eleganza: l’aspetto di un classico orologio unito alle funzionalità di uno Smartwatch. Perfetto per comunicare con i tuoi contatti*, affidabile per le attività outdoor. *Il modello Bluetooth richiede l’accoppiamento ad uno Smartphone per effettuare chiamate.

Comunicazione

Grazie alle nuove funzionalità e ai comandi vocali, comunicare con tutti direttamente dal tuo Gear S3 non è mai stato così facile: basta un giro ghiera.

Chiama, in totale libertà

Il Gear S3 è dotato di uno speaker integrato, che consente di effettuare o ricevere chiamate* direttamente sul dispositivo, senza l’ausilio dello smartphone.

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Gear S3 sarà sempre il tuo punto di riferimento. Il GPS integrato ti permetterà di trovare la strada ideale e calcolare le distanze, il sensore del battito cardiaco misurerà la tua resistenza e l’altimetro, il barometro e il tachimetro terranno traccia di tutto ciò che ti circonda. Utilizzalo in qualsiasi situazione, grazie alla sua resistenza ad acqua e polvere e al vetro Gorilla Glass SR+.

Caratteristiche principali:

  • Display touch 1.3” (360 x 360 pixel) AOD
  • Certificazione IP68
  • Memoria 4 GB
  • Processore Dual Core
  • Connettività: LTE, bluetooth 4.2, Wi-Fi b/g/n, NFC, MST, GPS/Glonass
  • Batteria 380 mAh
  • Sensori: accelerometro, giroscopio, barometro, cardiofrequenzimetro, luce ambiente

L’importanza degli Acidi Grassi Omega 3 e Omega 6

Gli acidi grassi sono il componente più importante e comune di tutte le classi di lipidi (grassi) e come tali sono ampiamente rappresentati negli organismi viventi nei quali svolgono funzioni strutturali, energetiche e metaboliche.

Gli acidi grassi presenti nell’organismo dei mammiferi in parte derivano dalla dieta, cioè dalle sostanze grasse, in prevalenza trigliceridi, che introduciamo con gli alimenti (olio, burro, carni, formaggi, ecc.) e in parte vengono sintetizzati dall’organismo. La biosintesi avviene principalmente a livello del tessuto epatico e, in misura minore, in alcuni tessuti extraepatici (sistema nervoso centrale, piastrine, neutrofili, miociti).

La classificazione in base alla lunghezza ed al grado di insaturazione sembra essere la più utile per schematizzare la relativa funzione biologica nell’ambito dell’organismo.
Gli acidi grassi essenziali sono generalmente suddivisi in due classi, ω-3 (omega tre) ed ω-6 (omega sei), a seconda della posizione del loro primo doppio legame nella porzione metilica della molecola. Gli acidi grassi capostipite dei due gruppi sono l’acido α-linolenico (18:3 ω-3) e l’acido linoleico (18:2 ω-6) entrambi di origine vegetale. I microsomi epatici e cerebrali posseggono la capacità di allungare e desaturare ulteriormente gli acidi grassi capostipite forniti con la dieta, formando attraverso una serie alternata di desaturazioni ed allungamenti gli acidi grassi polinsaturi a catena lunga da cui si formano gli eicosanoidi e i mattoni costituenti le membrane cellulari e mitocondriali.
Chimicamente sono catene acidiche lineari, monocarboniose, di lunghezza variabile; contengono generalmente un numero pari di atomi di carbonio, sebbene acidi a catena dispari siano presenti in natura.

Gli acidi grassi possono essere saturi (nessun doppio legame) o presentare uno o più doppi legami (insaturi).
Essi sono raramente presenti sotto forma di acidi grassi liberi; si trovano più frequentemente incorporati con legame esterico o amidico nelle varie classi lipidiche (principalmente trigliceridi, fosfolipidi, esteri del colesterolo, sfingolipidi, cere, alcoli alifatici, ecc.) che si formano nel metabolismo lipidico. Nel sangue come frazione libera (FFA) si ritrovano in concentrazione assai esigua (circa l’1,5% di tutti i lipidi circolanti).

Gli acidi grassi Omega-3 sono sostanze naturali, integratori o farmaci? Gli acidi grassi polinsaturi presenti in natura appartengono a due classi principali, quella degli omega-6 (o n-6), presenti soprattutto negli oli di tipo vegetale, e quella degli omega-3 (o n-3) che, nella dieta occidentale moderna, derivano essenzialmente dal pesce. Entrambi i tipi sono definiti “essenziali”, in quanto necessari ad uno stato di salute ottimale per il nostro organismo, che non è in grado di sintetizzarli de novo. I mammiferi, inoltre,non sono in grado di convertire gli omega-6 in omega-3: la conversione dell’acido linoleico (C18:2 n-6) in acido alfalinolenico (C18:3 n-3) avviene infatti nei cloroplasti delle foglie, delle alghe e del fitoplancton . L’acido linoleico e l’acido alfa-linolenico sono gli acidi da cui originano, rispettivamente, la serie omega-6 e quella omega-3. Questi vengono allungati e desaturati, dando origine, rispettivamente, all’acido arachidonico (C20:4 n-6) e all’acido eicosapentaenoico (C20:5 n-3, EPA). L’EPA può essere ulteriormente allungato e denaturato ad acido docosaesaenoico (C22:6 n-3, DHA ),che nel corpo umano è l’acido omega-3 più abbondante. Gli acidi grassi omega-3 entrano nella catena alimentare tramite l’ingestione di fitoplancton da parte dei pesci, che li accumulano come EPA e DHA, i derivati a lunga catena con la maggiore attività biologica. Gli oli vegetali contengono principalmente acido linoleico, ma alcuni di essi [olio di lino, di rapa (Canola), e di perilla] e determinati tipi di noci sono anche fonti ricche in acido alfa-linolenico, che le nostre cellule sono in grado di allungare e desaturare, limitatamente, a EPA e DHA. Attualmente le principali fonti alimentari di EPA e DHA, gli omega-3 più attivi, sono il pesce e la carne derivata dagli animali che di esso si nutrono (ad esempio le foche per gli Eschimesi). Questi cibi sono stati la fonte principale di acidi grassi omega-3 nella nostra alimentazione, durante i 2-4 milioni di anni di evoluzione della nostra specie Homo Sapiens7.

Si distinguono: (a) acidi grassi a corta catena (SCFA) fino a 4 atomi di carbonio di cui il principale è l’acido butirrico (4:0) il cui ruolo trofico e protettivo a livello della mucosa del colon è di rilevante importanza; (b) acidi grassi a catena media (MCFA) fino a 12 atomi di carbonio con funzione metabolica ed energetica (acido caproico 6:0, acido caprilico 8:0, acido caprico 10:0, acido laurico 12:0); (c) acidi grassi a lunga catena (LCFA) fino a 18 atomi di carbonio con un ruolo energetico, metabolico e strutturale a loro volta classificabili in: (c1) LCFA saturi (acido miristico 14:0, acido palmitico 16:0, acido stearico 18:0) di cui fanno parte sia i trigliceridi di deposito sia i componenti strutturali di membrana; (c2) LCFA monoinsaturi (acido oleico 18:1 ω-9) con funzione ipocolesterolemizzante; (c3) LCFA polinsaturi che sono essenziali (acido linoleico 18:2 ω-6 e acido linolenico 18:3 ω-3); (d) acidi grassi a catena molto lunga (VLCFA) da 20 atomi di carbonio in poi (ω-3, ω-6, ω-9) e loro derivati prostaglandine, trombossani e leucotrieni.

Gli acidi grassi saturi possono derivare dalla dieta o essere di origine endogena, sintetizzati per aggiunta di unità di malonil-CoA a partire da una molecola di acetil-CoA: sono, quindi, composti non essenziali. Nei lipidi animali gli acidi grassi saturi più abbondanti sono l’acido palmitico (16:0) e l’acido stearico (18:0). Acidi grassi a catena più breve (14:0, 12:0) così come a catena più lunga (20:0, 28:0) sono presenti in quantità minori. Gli acidi grassi monoinsaturi hanno uno scheletro carbonioso simile agli acidi grassi saturi da cui spesso derivano; i più abbondanti nel mondo animale sono l’acido oleico (18:1 ω-9) e l’acido palmitoleico (16:1 ω-7) che derivano rispettivamente dall’acido stearico e dall’acido palmitico per opera dell’enzima ∆-9-desaturasi. Ulteriori doppi legami possono essere inseriti in un acido grasso monoinsaturo ad opera di altre desaturasi che sono in genere presenti nel mondo animale. Gli animali, tuttavia, a differenza dei vegetali non posseggono desaturasi che possono inserire doppi legami oltre il nono-decimo atomo di carbonio degli acidi grassi, per cui ne consegue che acidi grassi polinsaturi possono essere prodotti dall’organismo ma con struttura tale che tutti i doppi legami sono situati nella porzione carbossilica della molecola. Si tratta, dunque, di acidi grassi polinsaturi non essenziali di cui l’acido eicosatrienoico (20:3 ω-9) è il composto più significativo che viene sintetizzato in condizioni di carenza di acidi grassi essenziali.

L’acido linoleico e l’acido α-linolenico, rispettivamente precursori degli acidi grassi ω-6 ed ω-3, sono acidi grassi essenziali, in quanto l’organismo umano non è in grado di sintetizzarli da altri acidi grassi. Gli acidi grassi ω-6 ed ω-3 sono componenti fondamentali delle membrane plasmatiche; inoltre, la loro trasformazione metabolica dà origine agli eicosanoidi, che sono importanti mediatori di numerose reazioni cellulari. Prostaglandine, trombossani e leucotrieni derivano tutti dal metabolismo degli acidi grassi ω-6 ed ω-3 attraverso reazioni catalizzate dagli enzimi ciclossigenasi e lipossigenasi.
Un’altra caratteristica fondamentale degli acidi grassi ω-6 ed ω-3 è il fatto che il loro metabolismo segue vie totalmente distinte, in quanto un acido grasso ω-3 non può essere trasformato in un acido grasso ω-6 e viceversa. Tuttavia, gli acidi grassi di entrambi i tipi possono essere allungati (aumento del numero di atomi di carbonio) e desaturati (aumento del numero di doppi legami) attraverso processi catalizzati dagli stessi enzimi. Pertanto, le due famiglie di acidi grassi polinsaturi competono per lo stesso sistema enzimatico.
L’enzima ∆-6-desaturasi rappresenta una barriera per ambedue le serie ω-6 ed ω-3 trasformando l’acido cis-linoleico in acido γ-linolenico e l’acido α-linolenico in acido stearidonico (C18:4 ω-3). L’attività catalitica dell’enzima è inibita o bloccata da: grassi saturi, acidi grassi trans derivati dalla trasformazione degli oli vegetali, l’iperglicemia, l’alcool, l’invecchiamento, l’adrenalina (azione mediata da β-recettori), i glucocorticoidi, una dieta ipoproteica, i virus oncogeni, le radiazioni ionizzanti.
Gli acidi grassi della serie ω-3 sono normalmente presenti negli alimenti marini, in alcune piante ed, anche, in taluni prodotti animali quali pollo, tacchino ed uova. L’acido grasso ω-3 maggiormente presente nel mondo vegetale è l’acido α-linolenico (presente soprattutto nei vegetali a foglia verde, nei legumi, nella frutta secca, nelle noci, in alcuni oli come quelli di lino e di soia, nell’estratto di colza o ravizzone) che deve essere trasformato in EPA e DHA per esercitare gli effetti biologici determinanti per l’ottimale funzionamento del cervello, della retina e delle gonadi e che esplicano una azione protettiva nei confronti del processo aterosclerotico e dell’insorgenza di malattie cardio-vascolari. L’acido α-linolenico può essere ottenuto nelle piante più elevate dal linoleico attraverso sintesi nelle membrane dei cloroplasti, sintesi non possibile nel mondo animale. EPA e DHA sono presenti nel fitoplancton e sono concentrati in particolare in alcune specie ittiche (pesci che vivono nelle acque fredde).

L’acido grasso α-linolenico ω-3 è un acido grasso essenziale che va introdotto con la dieta. Nell’organismo può essere metabolizzato in acidi grassi a catena più lunga della stessa serie grazie all’attività di due sistemi enzimatici detti desaturasi (inserisce un doppio legame al posto di uno saturo in punti precisi della catena dell’acido grasso) ed elongasi (aggiunge atomi di carbonio ad un acido grasso allungandone la catena). Questi due interventi metabolici hanno la proprietà di modificare la struttura dell’acido grasso sul quale sono intervenuti attribuendogli proprietà specifiche sia funzionali che strutturali.
Gli acidi grassi ω-3 più comuni sono: l’acido α-linolenico (18:3 ω-3), l’acido stearidonico (18:4 ω-3), l’acido eicosatetraenoico (20:4 ω-3) l’acido eicosapentaenoico o EPA (20:5 ω-3), l’acido docosapentaenoico (22:5 ω-3), l’acido docosaesaenoico o DHA (22:6 ω-3).
EPA e DHA sono i più importanti acidi grassi a lunga catena della serie ω-3 e svolgono nell’organismo umano funzioni strutturali e funzionali.

Il DHA ha prevalentemente una funzione strutturale; infatti, è maggiormente presente nei fosfolipidi dei sinaptosomi cerebrali, nella retina e nei fosfolipidi dei canali intramembrana del sodio. Esso ha, quindi, un ruolo importante nello sviluppo e nella maturazione cerebrale, dell’apparato riproduttivo e del tessuto retinico.
L’EPA è il principale precursore delle prostaglandine della serie 3, le quali posseggono una importante attività antiaggregante piastrinica.
L’attività biologica degli acidi grassi ω-3 (antiaterogena, antinfiammatoria, antitrombotica) dipende dal prevalere dei fattori protettivi su quelli inducenti rischio. L’assunzione di acidi grassi ω-3 incrementa: la formazione di prostaglandine PGI3; la produzione di leucotrieni B5 (molto meno infiammatori rispetto ai leucotrieni B4), di interleuchina 2, dell’EDRF (Endothelial Derived Relaxing Factor); l’attività fibrinolitica; la deformazione degli eritrociti; l’aumento delle HDL. Una diminuzione o assenza di acidi grassi ω-3 comporta una maggiore produzione di acido arachidonico, un aumento dell’aggregazione piastrinica e la formazione di trombossani, un aumento dell’attività dei macrofagi, una aumentata formazione di interleuchina 1, di leucotrieni 4, del PAF (Platelet Activating Factor) e del PDGF (Platelet Derived Growth Factor), un incremento delle LDL, delle VLDL, dei trigliceridi e della viscosità ematica.

Gli acidi grassi più importanti della serie ω-6 sono l’acido linoleico (18:2 ω-6), l’acido γ-linolenico (18:3 ω-6), l’acido diomo-γ-linolenico (20:3 ω-6), l’acido arachidonico (20:4 ω-6). Il più diffuso è l’acido linoleico che è presente negli oli di semi; l’acido arachidonico è tipico del mondo animale essendo un prodotto di conversione dell’acido linoleico. L’acido γ-linolenico è il primo intermedio nella conversione dell’acido linoleico ad acido arachidonico; l’acido diomo-γ-linolenico ha un rapido turnover metabolico in quanto è rapidamente convertito a prostaglandine della serie 1.

Gli acidi grassi polinsaturi a lunga catena ω-6 hanno, anch’essi, un ruolo strutturale e funzionale. L’acido arachidonico è presente nei fosfolipidi di membrana ed è importante, opportunamente bilanciato con il DHA, nello sviluppo embrionale e nell’accrescimento del bambino, produce le prostaglandine della serie 2 (attraverso la via ciclossigenasica) dando luogo alla formazione di intermedi metabolici ad attività pro-infiammatoria e aggregante piastrinica (trombossano A2). Dall’acido arachidonico tramite la via lipossigenasica si formano i leucotrieni, che hanno una azione broncocostrittrice (ruolo importante nell’anafilassi insieme alle SRSA – Slow Reacting Substance of Anaphylaxis).

Gli effetti biologici degli acidi grassi della serie ω-6 e della serie ω-3 pur avendo come siti della loro azione gli stessi elementi cellulari (mastociti, neutrofili, eosinofili, macrofagi, trombociti, endotelio vasale) sono spesso di tipo opposto: infatti, gli acidi grassi ω-6 (acido arachidonico) dando origine a prostaglandine della serie 2 e leucotrieni della serie 4 hanno come effetto finale vasocostrizione, broncocostrizione attivazione dei poliformonucleati e aumento della permeabilità, gli acidi grassi ω-3 (EPA) formano prostaglandine della serie 3 e leucotrieni della serie 5 riducono i processi infiammatori, provocano vasodilatazione e riducono la broncocostrizione.
Il fabbisogno giornaliero degli acidi grassi ω-3 EPA e DHA è di 1 g al giorno (circa lo 0,5% delle calorie totali) mentre per l’acido γ-linoleico ω-6 è di 560 mg al giorno (circa lo 0,25% delle calorie totali). In condizioni di alterato assorbimento è consigliabile raddoppiare le dosi.

Acidi grassi ω-3 ed ω-6 nella prevenzione e nella terapia
Il rapporto ottimale tra acidi grassi polinsaturi a lunga catena ω-3 / ω-6 per svolgere in modo adeguato le loro funzioni è di circa 1:10. Negli ultimi 100 anni questo rapporto ideale si è notevolmente sbilanciato a favore degli ω-6 per ragioni diverse fra cui l’aumentato consumo di oli vegetali (mais, girasole, arachidi ricchi di ω-6 come l’acido linoleico) per il controllo dell’aterosclerosi, il limitato consumo di pesce e la minor presenza di ω-3 nel pesce di allevamento rispetto a quello pescato che si nutre di fitoplancton, le minime quantità di acido linolenico nelle carni provenienti dai bovini domestici che sono alimentati con prodotti molto poveri di acidi grassi ω-3, la produzione di vegetali a foglia verde contenenti acidi grassi ω-3 in misura minore.
Una diminuzione di acidi grassi ω-6 comporta lesioni della cute, anemia, aumento dell’aggregazio-ne piastrinica, trombocitopenia, steatosi epatica, ritardata cicatrizzazione delle ferite, una aumentata suscettibilità alle infezioni, diarrea e ritardo di crescita nell’età evolutiva.
Una diminuzione di acidi grassi ω-3 è caratterizzata da sintomi neurologici, ridotta acuità visiva, lesioni cutanee, ritardi di crescita, riduzione della capacità di apprendimento, elettroretinogramma anormale.
Il mantenimento di un ottimale rapporto di ω-3 / ω-6 è di rilevante importanza nella prevenzione di alcune condizioni patologiche e nella terapia sia di forme patologiche ad eziopatogenesi immunoallergica sia di particolari forme patologiche legate ad errori del metabolismo lipidico. In particolare: (1) prevenzione di malattie cardio-vascolari e dei fattori di rischio per l’aterosclerosi; (2) prevenzione e terapia di patologie immunoallergiche e cutanee; (3) patologie congenite del metabolismo quali l’Adrenoleucodistrofia e la Fenilchetonuria.

Studi recenti indicano che regimi dietetici ricchi di acido α-linolenico determinino una riduzione della mortalità cardio-vascolare, in particolare della morte improvvisa (effetto antiartmico dell’acido α-linolenico) e delle recidive di infarto miocardico, senza influenzare colesterolemia e pressione arteriosa, fattori classici di rischio coronarico.
Nella dermatite atopica soprattutto nell’età infantile si è visto che vi è una significativa diminuzione di acido arachidonico ed un aumento di acido linoleico e che la sintomatologia (prurito, segni di flogosi ed eczema) migliora con la somministrazione di acido γ-linolenico.
Altre patologie nelle quali recenti ricerche di base e cliniche hanno dimostrato l’importanza degli acidi grassi insaturi ω-3 e ω-6 sono le neoplasie della mammella, del colon, della prostata, artriti, disturbi mentali, disturbi della vista, patologie autoimmuni.
Acidi grassi ω-3 ed ω-6 e nutrizione artificiale
Studi sulla cinetica metabolica degli acidi grassi ω-3 ha evidenziato che esistono profonde differenze tra la somministrazione orale e quella parenterale. Infatti, la somministrazione orale porta alla incorporazione degli acidi grassi ω-3 nelle membrane cellulari solo dopo una dieta di parecchie settimane, mentre la somministrazione parenterale porta a questo risultato entro pochi giorni.
Un apporto di acidi grassi essenziali ω-3 ed ω-6 è particolarmente indicata nei prematuri e nei neonati di basso peso alla nascita, in considerazione che l’organismo ha a disposizione solo scarse risorse endogene ed esiste una notevole necessità di acidi grassi essenziali nei tessuti neoformati per la rapida crescita in peso. Inoltre, nel periodo perinatale la capacità di sintetizzare acidi grassi insaturi a catena lunga dai loro precursori è ridotta. L’arricchimento della alimentazione con acidi grassi insaturi ω-3 ed ω-6 porta ad una normalizzazione della concentrazione di acidi grassi nei fosfolipidi e si correla con un migliore sviluppo cerebrale e delle funzioni visive.
I pazienti con malattie caratterizzate da una componente infiammatoria sembra che traggano buoni benefici dalla somministrazione di acidi grassi ω-3, grazie agli effetti antinfiammatori ed immunomodulatori oltre all’effetto antiaggregante e vasodilatatore con aumento della perfusione microvascolare con riduzione del rischio trombotico.

 

Conclusioni

Le migliori conoscenze della biochimica e della fisiologia degli acidi grassi ω-3 ed ω-6 unite alla possibilità di identificazione degli stessi nei fluidi biologici e nei tessuti con metodiche affidabili per sensibilità e specificità (gas-cromatografia) ha portato ad una loro utilizzazione in varie condizioni patologiche oltre che in situazioni che sono al confine tra fisiologia e patologia.
È stato suggerito che l’aumento delle malattie cardiovascolari avvenuto dopo la rivoluzione industriale, e soprattutto nel XX secolo, sia in parte dovuto al drastico aumento nell’alimentazione di acidi grassi omega-6 in rapporto agli omega-3, verificatosi conseguentemente all’introduzione delle moderne tecniche di agricoltura e allevamento. I benefici che gli acidi grassi omega-3 apportano alla salute possono dipendere dai loro effetti sull’aterogenesi, sull’infiammazione, sulla trombosi e sulla limitazione del danno d’organo.È stato anche suggerito che la raccomandazione generica di assumere una maggiore quantità di acidi grassi polinsaturi avanzata dal National Heart Lung and Blood Institute, in seguito alla quale è aumentato di fatto il consumo di acidi grassi omega-6, possa aver determinato conseguenze negative sulla salute della popolazione americana. Gli acidi grassi omega-3 possono essere introdotti anche in forma di integratori dietetici basati su concentrati di oli di pesce che contengono un rapporto variabile in EPA e DHA. Sono attualmente disponibili, sotto prescrizione medica, preparazioni molto concentrate di questi composti (fino all’85%), in grado di fornirne una quantità relativamente elevata in una o poche capsule per giorno. Una di queste preparazioni farmaceutiche è stata usata nello studio GISSI-Prevenzione. In quanto sostanze naturali, gli acidi grassi omega-3 non possono essere brevettati come tali. Al momento attuale appare improbabile che gli effetti biologici osservati negli studi clinici siano diversi a causa di una differente origine di queste sostanze, ma il quesito rimane di fatto aperto. I produttori hanno comunque brevettato le tecnologie di produzione (estrazione e concentrazione) degli oli di pesce concentrati utilizzati in alcuni studi. Le differenze possono diventare rilevanti quando devono essere usate dosi massicce di questi composti – e quindi difficilmente ottenibili da fonti naturali –, o quando insorgano problemi di aderenza a lungo termine (compliance) a trattamenti che richiedano l’assunzione di un grosso numero di capsule.

Una serie dunque di differenti linee di evidenza concorda nell’indicare una forte potenzialità degli acidi grassi omega-3 quali agenti in grado di prevenire le aritmie ventricolari fatali. Questa ipotesi, al momento supportata da studi retrospettivi caso-controllo, da una quantità di studi in vitro e su modelli animali, e da studi prospettici (non ancora diretti a valutare specificamente l’ipotesi antiaritmica), è attualmente in corso di valutazione in almeno tre grandi studi clinici, condotti su pazienti con impianto di defibrillatori intracardiaci. In questi pazienti, che hanno un alto rischio di sviluppare aritmie ventricolari fatali, i defibrillatori intracardiaci possono impedire l’insorgere di episodi fatali di tachicardia o fibrillazione ventricolare. Questi apparecchi sono inoltre in grado di registrare il numero e le caratteristiche di ogni episodio aritmico, su una popolazione che appare ideale per valutare formalmente l’ipotesi.

 

Ulteriori informazioni sugli Acidi Grassi

I pazienti che possono, dunque, beneficiare della somministrazione parenterale di acidi grassi ω-3 sono oltre ai (1) post-traumatizzati e post-chirurgici quelli con: (2) sepsi e Sindrome di Risposta Infiammatoria Sistemica (SIRS); (3) rischio di processi infiammatori intensi; (4) funzione immunitaria compromessa; (5) malattie infiammatorie dell’intestino (colite ulcerosa e morbo di Crohn); (6) funzione polmonare compromessa (scompenso polmonare acuto o cronico); (7) trapianto renale; (8) patologie cutanee infiammatorie (psoriasi, eczema atopico); (9) patologia caratterizzata da grave stress metabolico.
Gli acidi grassi ω-3 ed ω-6 presentano nella loro struttura doppi legami con tendenza ad autoossidarsi sia durante la conservazione che nell’organismo; l’ossidazione può essere prevenuta efficacemente aggiungendo un antiossidante come la vitamina E.

-Estratto da “Effetti antiaritmici degli acidi grassi omega-3.Una rassegna” di Raffaele De Caterina*§, Rosalinda Madonna*
*Cattedra di Cardiologia, Università degli Studi “G. d’Annunzio”, Chieti, §Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, Pisa
-Gli Acidi Grassi ω–3 ed ω–6: dalla biochimica all’applicazione clinica Prof. Marcello Ciaccio, M.D. Cattedra di Biochimica Clinica – Facoltà di Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Palermo

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Utilizzo di Acido Folico e riduzione degli Ictus

In uno studio che ha coninvolto più di 20.000 adulti in Cina, tutti con una alta pressione sanguigna, e senza una storia di ictus o attacchi cardiaci, l’uso combinato di un farmaco contro l’ipertensione e l’assunzione di acido folico ha ridotto significativamente il rischio di Ictus (scarso circolo di sangue al cervello).
L’ictus è la principale causa di morte in Cina e la seconda causa di morte nel mondo. La prevenzione primaria (la prevenzione che deve avvenire prima di un primo episodio di ictus) è particolarmente importante perché circa il 77 per cento dei casi letali sono “primi eventi”. L’incertezza rimane per quanto riguarda l’efficacia della terapia con acido folico per la prevenzione di ictus in caso primario.
L’Università di Pechino ha condotto degli studi su 20.702 adulti con ipertensione senza storia di ictus o attacco cardiaco assegnati in modo casuale a ricevere un trattamento giornaliero con una combinazione di un farmaco anti ipertensione e acido folico (0,8 mg; n = 10.348), o solo una compressa contenente farmaci anti ipertensione (10 mg; n = 10.354). Lo studio è stato condotto dal maggio 2008 all’agosto 2013, in 32 comunità nelle province della Cina.
Durante il periodo di trattamento di 4,5 anni, il primo ictus si è verificato in 282 partecipanti (2,7 per cento) nel gruppo acido folico – anti ipertensivo rispetto ai 355 partecipanti (3,4 per cento) nel gruppo che prendeva solo il farmaco per combattere la pressione alta (una delle principali cause di questo male), con una riduzione del rischio assoluto dello 0,7 per cento e  una riduzione del rischio del 21 per cento.
Le analisi hanno mostrato riduzioni significative tra i partecipanti che assumevano farmaco e integratore per quanto riguarda il rischio di ictus ischemico  2,2 per cento vs 2,8 per cento ) e di eventi cardiovascolari compositi (morte cardiovascolare, infarto e ictus).

Non c’era alcuna differenza significativa tra i gruppi nel rischio di ictus emorragico , infarto , o per tutte le cause di morte , o le frequenze di eventi avversi.
In conclusione, dagli studi emerge che l’assunzione di acido folico in concomitanza con i farmaci contro l’iperntensione arteriosa rende la cura più efficace.

L’acido folico è una vitamina idrosolubile “B9” necessaria per tutte le reazioni di sintesi, riparazione e cura del DNA; ha molte altre funzioni come quella di prevenire danni al sistema cardiocircolatorio dei neonati ed è importante per la sintesi dell’omocisteina (rimetilazione) e per altre importanti reazioni biochimiche. Sia i bambini sia gli adulti necessitano di acido folico per produrre normalmente i globuli rossi e prevenire forme di anemia.

Questo che abbiamo riportato ovviamente è uno studio: ricordatevi di non assumerei mai farmaci senza il parere del vostro medico curante.

Sfida dei 30 giorni di Plank

Il Plank è uno degli esercizi che possono fare davvero tutti, indipendentemente dal livello di allenamento, dall’età e dal luogo fisico in cui ci si trova. E’ un esercizio semplicissimo che coinvolge numerosi gruppi muscolari e che rappresenta uno degli allenamenti Core di molti sport, come ad esempio il Calisthenics. Non sono previsti il sollevamento di pesi e nemmeno movimenti particolari: questo allenamento consiste nello stare fermi in una posizione fissa per più tempo possibile. Facile direte voi! Sfidate i vostri amici e vedrete che non è proprio un gioco da ragazzi!

I benefici di questo esercizio

Molte persone scelgono di fare i Plank perchè vogliono un addome maggiormente definito, e non c’è dubbio che questo esercizio ti aiuterà sicuramente sopratutto se viene associato ad un allenamento con altri esercizi di addominali e ad esercizi cardio per bruciare il grasso in eccesso.

Oltre all’effettivo appiattimento della pancia, ci sono tutta una serie di altri vantaggi pratici, perchè questo esercizio coinvolge molti gruppi muscolari differenti come le spalle ed il collo e sopratutto ti aiuterà a costruire una base muscolare generica molto forte, che a sua volta renderà più facile eseguire una serie di diversi esercizi in palestra come anche proteggerti da eventuali danni muscolari legati ad altri allenamenti o sport.

Attrezzature necessarie

Abbiamo detto nell’introduzione che questo esercizio può essere svolto ovunque. Perchè? Uno degli aspetti fondamentali del Plank è che non richiede alcuna attrezzatura; potrete eseguire questo esercizio sempre e ovunque poichè non avete bisogno di alcunchè.

Tuttavia potrebbero servire un piccolo cronometro per capire quanto tempo resisti ed eventualmente un materassino da allenamento per evitare di poggiarsi per terra.

Esecuzione

I Plank sono esercizi statici, dove appunto bisogna stare fermi in una determinata posizione. Per una esecuzione perfetta, dovrete poggiare i vostri avambracci per terra e rimanendo distesi, restare poggiati a terra con le dita dei piedi flesse (come se doveste effettuare delle flessioni a terra).

L’esecuzione è molto importante; dovete stare fermi e resistere alla fatica che i vostri muscoli dovranno sostenere per farvi rimanere nella posizione. Esistono diverse varianti dei Plank ma oggi preferiamo indicarvi l’allenamento base e farvi concentrare sulla Sfida dei 30 giorni.

La Sfida dei 30 giorni

Le sfide di 30 giorni sono diventate molto popolari negli ultimi anni perchè possono aiutarti a raggiungere grandi risultati in un breve lasso di tempo; questo è dovuto al fatto che si ha un obiettivo specifico che si deve raggiungere ogni giorno man mano che l’allenamento diventa progressivamente più difficile ed impegnativo.

Ecco il calendario completo del vostro allenamento!

Poichè probabilmente siete agli inizi, dovrete cominciare con un allenamento soft, 20 secondi al giorno. Possono sembrare pochi ma se non siete allenati, saranno i 20 secondi più duri di sempre! Con il passare dei giorni acquisirete forza e riuscirete a restare nella posizione indicata per più tempo, rafforzando i vostri muscoli di pari passo! Giorno dopo giorno vedrete che il vostro addome sarà più duro, forte e sodo e ciò vi spingerà a proseguire nella sfida.

Oltre che con voi stessi questa potrebbe diventare una vera e propria sfida con i vostri amici! Condividete questo articolo e sfidate le persone che avete vicino! Sarà un ottimo metodo per non rinunciare ad allenarsi e per arrivare sino in fondo!

Come nasce il caffè e quali sono le sue proprietà

Il caffè è un alimento molto diffuso nella nostra alimentazione e viene usato nel nostro paese ormai già da alcuni secoli, sin dai primi anni di importazione dalle Americhe. Il caffè è stato importato in Europa da Cristoforo Colombo, e già da subito ebbe molto apprezzamento per le sue doti “eccitanti”, ovvero la capacità di aumentare lo stato di veglia e vigilanza degli individue che lo assumevano.

Ma come nasce il caffè?

Il caffè è il prodotto della tostatura del chicco di caffè, ed ha la caratteristica di provocare un lieve stato di agitazione in coloro che ne bevono. Ciò che dà questa proprietà al caffè è la caffeina, che appunto stimola il nostro sistema nervoso e ci rende pi? attenti e ci fà passare lo stato di sonnolenza, rendendoci più vigili e reattivi.
Bere molti caffè al giorno, in genere non ha effetti controindicati, ma in alcune persone molto sensibili, nervose e agitate, può portare ad uno stato di nervosismo maggiore, alla mancanza di sonno ed a una maggiore agitazione.

Esistono tante varietà di caffè, provenienti da ogni parte del globo ed esiste oggi anche un caffè che tramite procedimenti particolari, viene reso innocuo dal punto di vista della caffeina: il decaffeinato.
In tale prodotto, generato tramite trattamenti chimici, il caffè perde la sua dose di caffeina, donandoci solo il suo ottimo gusto.

Nonostante gli italiani ritengano di essere dei grandi bevitori di caffè, in realtà le cose non stanno proprio così. Altri Paesi mondiali detengono la classifica dei pi? grandi consumatori di caffè, anche se probabilmente il caffè più venduto non è quello ristretto…

I 20 più grandi bevitori di caffè del mondo

Finlandia: 12 kg pro capite all’anno
Norvegia – 9,9
Islanda – 9
Danimarca – 8.7
Paesi Bassi – 8.4
Svezia – 8.2
Svizzera – 7.9
Belgio – 6.8
Lussemburgo – 6.5
Canada – 6.2
Bosnia ed Erzegovina – 6.1
Austria – 5.9
Italia – 5.8
Slovenia – 5.8
Brasile – 5.5
Germania – 5.5
Grecia – 5.4
Francia – 5.1
Croazia – 4.9
Cipro – 4.8

Come gustare un buon caffè?

Nel tempo il caffè è diventato una specialità dei Napoletani, che in tema di caffè hanno una vera e propria cultura secolare. Ed è da essi che apprendere come farlo e servirlo. Deve essere preparato con una moca, e bisogna mettere la fiamma della propria cucina bassa, in modo da lasciare il tempo al vapore di uscire pian piano. Una volta pronto, va consumato caldo, e va versato in una tazzina anch’essa calda e con un ampio bordo, in modo che nel passaggio sul bordo il caffè si raffreddi un pochino senza perdere il suo aroma. Molti bar purtroppo non rispettano queste semplici regole che a Napoli sono una tradizione e per tale motivo (ma anche per problemi di miscela) spesso alcuni caffè non risultano saporiti come altri. Io consiglio di bere il caffè senza zucchero, in modo da apprezzare completamente le sue caratteristiche ed il suo profumo intenso.

Caffè lungo o americano

Anche i nostri amici anglosassoni bevono questa bevanda strepitosa, ma lo fanno in un modo molto differente dal nostro. Infatti il loro è molto diluito nell’acqua e per tale motivo può risultare anche più forte del nostro (poichè in tale maniera esce più caffeina). Più che un caffè come si intende in Italia, quello Americano è una sorta di bevanda, una preparazione che viene effettuata con i chicchi di caffè, più simile ad un tè che al nostro caffè.

 

Le principali proprietà salutari del Caffè

1. Il caffè è una potente fonte di antiossidanti

Il caffè mostra più attività antiossidante del tè verde e del cacao, due superalimenti dalle propriet? antiossidanti. Gli scienziati hanno identificato circa 1.000 tipologie di antiossidanti all’interno dei chicchi di caffè non trasformati, e alcune centinaia di questi si trasferiscono anche durante il processo di tostatura.

Come ben sapete gli antiossidanti combattono le infiammazione che si trovano nel nostro corpo, una causa alla base di molte condizioni croniche, tra cui l’artrite, l’aterosclerosi e molti tipi di cancro. Inoltre neutralizzano i radicali liberi, che si presentano naturalmente come parte delle funzioni metaboliche quotidiane, ma che possono causare uno stress ossidativo che porta a malattie croniche. In altre parole, gli antiossidanti aiutano a mantenerci sani proteggendo le nostre cellule dai danni causati da vari fattori.

2. La caffeina fornisce un aumento della memoria a breve termine.

In molti studi si è constatato che la caffeina sembra interessare le particolari aree del cervello responsabili della memoria e della concentrazione, fornendo una spinta alla memoria a breve termine, sebbene non sia chiaro per quanto tempo duri questo effetto o come questo possa variare da persona a persona.

3. Il caffè può aiutare a proteggere dal declino cognitivo.

Oltre a fornire un temporaneo aumento dell’attivit? cerebrale e della memoria, il consumo regolare di caffè può aiutare a prevenire il declino cognitivo associato al morbo di Alzheimer e ad altri tipi di demenza senile. Alcuni studiosi hanno scoperto che il consumo di caffè si è dimostrato efficace nel diminuire del 60% il rischio di contrarre malattie quali Alzheimer e la demenza in età avanzata. E’ interessante notare che gli autori dello studio hanno anche misurato l’effetto del bere il tè (il tè come sapete non contiene caffeina ma principalmente teina) sul declino cognitivo, ma non hanno trovato alcuna associazione.

4. Il caffè fa bene al cuore.

Un importante studio olandese, che ha analizzato i dati di oltre 37.000 persone per un periodo di 13 anni, ha rilevato che i moderati bevitori di caffè (che consumavano da due a quattro tazze al giorno) avevano un rischio inferiore del 20% di malattie cardiache rispetto a quelli pesanti o leggeri bevitori di caffè ed anche rispetto ai non bevitori. Il principale motivo di tale scoperta è legato principalmente alle proprietà anti infiammatorie della bevanda.

5. Il caffè può diminuire l’incidenza di alcuni tumori.

Gli uomini che bevono caffè possono essere a minor rischio di sviluppare un cancro alla prostata piuttosto aggressivo. Inoltre, una nuova ricerca della Harvard School of Public Health suggerisce che bere quattro o più tazze di caffè al giorno diminuisce il rischio di cancro dell’endometrio nelle donne del 25% rispetto alle donne che bevevano meno di una tazza al giorno. I ricercatori hanno anche riscontrato legami tra il consumo regolare di caffè e tassi più bassi di cancro al fegato, al colon, al seno e al retto.

I polifenoli contenuti nel caffè, sostanze fitochimiche antiossidanti hanno proprietà anticancerogene e si pensa che contribuiscano a ridurre l’infiammazione che potrebbe essere responsabile di alcuni tumori.

 

Come eliminare il grasso localizzato sulla pancia?

Chiamatela pancetta oppure più gentilmente maniglie dell’amore: il grasso addominale presente sopratutto in molti uomini poco atenti alla dieta e allo sport può rivelarsi non solo un brutto tocco al nostro aspetto, ma spesso cela anche l’insorgere di alcune malattie che faremo bene a tenere sott’occhio.

Per tale motivo oggi vogliamo aiutarvi a capire come combattere il grasso localizzato sulla pancia e sull’addome, come sconfiggerlo!

Di seguito i principali consigli che vi suggeriamo di apportare immediatamente al vostro stile di vita per eliminare questo inestetismo e combattere le malattie che ne potrebbero derivare:

1. Mangia alimenti ricchi di fibre solubili

La fibra solubile assorbe acqua e forma un gel che aiuta a rallentare il cibo mentre passa attraverso il sistema digestivo, abbassando quindi l’assimilazione delle calorie ingerite. Gli studi dimostrano che questo tipo di fibra favorisce la perdita di peso aiutandoti a sentirti pieno, quindi a mangiare di meno. Può anche ridurre il numero di calorie assorbite dal cibo dal cibo.

Per questi motivi, la fibra solubile può aiutare a combattere il grasso della pancia. Uno studio osservazionale su oltre 1.100 adulti ha rilevato che per ogni aumento di 10 grammi nell’assunzione di fibre solubili, il guadagno di grasso della pancia è diminuito del 3,7% in un periodo di 5 anni.

Sforzati di consumare cibi ricchi di fibre ogni giorno. Eccellenti fonti di fibre solubili includono semi di lino, spaghetti integrali, cavolini di Bruxelles, avocado, legumi e tanto altro.

2. Evitare cibi che contengono grassi trans

Un acido grasso trans (o informalmente grasso trans) è un acido grasso insaturo contenente uno o più doppi legami di isomeria trans tra due atomi di carbonio. Vengono creati pompando idrogeno nei grassi insaturi, come l’olio di soia. Si trovano in alcune margarine e spesso vengono aggiunti agli alimenti confezionati.

Questi grassi sono stati collegati a forti stati di infiammazione, malattie cardiache, insulino-resistenza e aumento del grasso addominale negli studi osservazionali e sugli animali. Uno studio di 6 anni ha scoperto che le scimmie che seguivano una dieta ad alto contenuto di grassi hanno guadagnato il 33% in più di grasso addominale rispetto a quelle che seguivano una dieta ad alto contenuto di grassi monoinsaturi (In campo alimentare, questi grassi si trovano in buona quantità nell’olio di oliva e in tutti gli altri oli vegetali come olio di semi vari, di soia, di girasole. Essi sono considerati grassi “buoni”, in quanto favoriscono la sostituzione del colesterolo LDL presente nel sangue, causa di infarti e di ostruzioni vascolari, con colesterolo HDL, che non rappresenta invece una fonte di pericolo per l’organismo).

Per aiutare a ridurre il grasso della pancia e proteggere la tua salute, leggi attentamente le etichette degli ingredienti e stai lontano dai prodotti che contengono grassi trans. Questi sono spesso elencati come grassi parzialmente idrogenati.

3. Non bere troppo alcol

L’alcol può avere benefici per la salute in piccole quantità ma è gravemente dannoso se si beve in quantità elevate. La ricerca suggerisce che troppo alcool può anche farti ingrassare. Studi osservazionali collegano il consumo di alcol elevato a un rischio significativamente maggiore di obesità centrale – cioè, accumulo di grasso in eccesso intorno alla vita.

Ridurre l’alcol può aiutare a ridurre le dimensioni della vita. Non è necessario rinunciare del tutto ma limitare la quantità che si beve in un solo giorno può aiutare. In uno studio condotto su più di 2000 persone, coloro che bevevano alcolici quotidianamente ma avevano una media di meno di un drink al giorno avevano meno grasso della pancia rispetto a quelli che bevevano meno frequentemente ma consumavano più alcol nei giorni in cui bevevano.

4. Segui una dieta ricca di proteine

Le proteine sono un nutriente estremamente importante per il controllo del peso. L’assunzione di proteine aumenta il rilascio dell’ormone pieneo PYY, che diminuisce l’appetito e promuove la pienezza. Le proteine aumentano anche il tasso metabolico e ti aiutano a mantenere la massa muscolare durante la perdita di peso, non facendoti abbassare il tasso metabolico.

Molti studi osservazionali mostrano che le persone che mangiano più proteine tendono ad avere meno grasso addominale rispetto a quelli che seguono una dieta a basso contenuto proteico. Assicurati di includere una buona fonte proteica ad ogni pasto, come carne, pesce, uova, latticini, proteine del siero di latte o fagioli. Ma non esagerare, e cerca anche di evitare le proteine che celano nascosti, una grande quantità di grassi.

5. Riduci i tuoi livelli di stress

Lo stress può farti ingrassare attivando le ghiandole surrenali per produrre cortisolo, noto anche come ormone dello stress. La ricerca mostra che alti livelli di cortisolo aumentano l’appetito e stimolano la conservazione del grasso addominale. Inoltre, le donne che hanno già una grande vita tendono a produrre più cortisolo in risposta allo stress. L’aumento del cortisolo aumenta ulteriormente il guadagno di grasso sulla pancia.

Per aiutare a ridurre il grasso della pancia, intraprendere attività piacevoli che alleviano lo stress. Praticare yoga o meditazione o uscire con gli amici può essere un metodo efficace.

6. Non mangiare un sacco di cibi zuccherati

Lo zucchero contiene fruttosio, che è stato collegato a diverse malattie croniche se consumato in eccesso. Queste includono malattie cardiache, diabete di tipo 2, obesità e steatosi epatica. Studi osservazionali mostrano una relazione tra assunzione elevata di zuccheri e aumento del grasso addominale.

E’ importante rendersi conto che più di un semplice zucchero raffinato può portare al guadagno di grasso sulla pancia. Anche gli zuccheri più sani, come il miele, dovrebbero essere usati con parsimonia.

7. Esercizio aerobico (cardio)

L’esercizio aerobico è un toccasana per perdere peso e quindi anche per ridurre la nostra pancetta! Cercate di praticare uno sport aerobico per almeno 3 volte la settimana per 40 minuti e vedrete che presto il vostro giro vita si ridurrà.

8. Ridurre i carboidrati, specialmente i carboidrati raffinati

Ridurre l’assunzione di carboidrati può essere molto utile per perdere grasso, compreso il grasso addominale. Le diete con meno di 50 grammi di carboidrati al giorno causano la perdita di grasso della pancia nelle persone in sovrappeso, quelle a rischio di diabete di tipo 2 e le donne con sindrome dell’ovaio policistico (PCOS).

Non devi seguire una dieta rigorosa a basso contenuto di carboidrati. Alcune ricerche suggeriscono che sostituire semplicemente carboidrati raffinati con carboidrati amidacei non trattati può migliorare la salute metabolica e ridurre il grasso della pancia. Oppure, basta assumere carboidrati ricchi in fibre (integrali e poco trattati).

9. Evitare bevande zuccherate

Le bevande zuccherate con zucchero sono cariche di fruttosio liquido, il che può farti ingrassare anche notevolmente. Gli studi dimostrano che le bevande zuccherate portano ad un aumento del grasso nel fegato. Uno studio di 10 settimane ha rilevato un aumento significativo del grasso addominale nelle persone che consumavano bevande ad alto contenuto di fruttosio. Le bevande zuccherate sembrano essere anche peggiori di quelle con elevata quantit? di zucchero.

Poichè il tuo cervello non elabora le calorie liquide allo stesso modo di quelle solide, è probabile che tu finisca per consumare troppe calorie in seguito e conservarle come grassi. Per perdere il grasso della pancia, è meglio evitare completamente bevande zuccherate come le cole, la soda, il tè dolce, cosi come i cocktail alcolici contenenti zucchero.

10. Monitora la tua assunzione di cibo e l’esercizio fisico

Molte cose possono aiutarti a perdere peso e grasso sulla pancia, ma consumare meno calorie di quelle necessarie per il mantenimento del peso corporeo è fondamentale. Tenere un diario alimentare o utilizzare un’app online può aiutarti a monitorare l’apporto calorico. Questa strategia ha dimostrato di essere utile per la perdita di peso ed al momento è utilizzata di centinaia di migliaia di persone al mondo.

Inoltre, gli strumenti di tracciamento del cibo ti aiutano a vedere il tuo apporto di proteine, carboidrati, fibre e micronutrienti. Molti consentono anche di registrare il tuo esercizio fisico e l’attività fisica.

 

Riassunto

Come abbiamo visto uno stile alimentare sano e “come una volta” ci potrebbe autare seriamente a combattere il fastidioso grasso sulla pancia che ripetiamo, non è solo un inestetismo agli occhi nostri e degli altri, ma potrebbe celare anche l’insorgere di alcune malattie piuttosto gravi.

Ma oltre alla dieta, possiamo intraprendere altre azioni per accelerare i nostri sforzi e raggiungere quanto prima i nostri obiettivi? Certamente, grazie allo sport!

Di seguito?gli?esercizi migliori per eliminare il grasso localizzato sulla pancia e sull’addome:

  • Addominali / Crunch / Plank (leggi il nostro articolo dedicato)
  • Twist Crunch
  • Side Crunch
  • Crunch inversi
  • Bicicletta
  • Plank
  • Plank laterali
  • Flessioni
  • Passeggiate di circa 40 minuti
  • Jogging
  • Ciclismo
  • Nuoto
  • Flassioni alle parallele

In aggiunta, per aiutarvi a smuovere l’adipe in eccesso, vi consigliamo di acquistare una guaina dimagrante da utilizzare durante i vostri allenamenti di modo da sudare, sudare e sudare!

I 5 alimenti più ricchi in Beta Carotene

Il Beta Carotene è un composto carotenoide responsabile per dare alla frutta e alla verdura il loro pigmento arancione. Un potente antiossidante, il beta carotene è uno dei migliori agenti per aiutare a proteggere il nostro corpo contro il cancro e l’invecchiamento. Il beta carotene è una vitamina liposolubile, quindi mangiare cibi contenenti del grasso come l’olio d’oliva o le noci può aiutarne l’assorbimento. Di seguito è riportato un elenco di cibi ad alto contenuto di beta carotene.

I carotenoidi sono di colore rosso, arancione o giallo, e composti liposolubili. Questi composti sono naturalmente presenti in molti frutti, cereali, oli e verdure. Alfa, beta e gamma carotenoidi sono provitamine in quanto possono essere convertiti in vitamina A.

 

Ecco alcuni punti chiave da sapere sul beta carotene

  • Il beta carotene è un pigmento rosso / arancione che si trova in molte frutta e verdura fresche
  • Il beta carotene viene convertito in vitamina A, una vitamina essenziale
  • La vitamina A è tossica ad alti livelli
  • Il beta carotene è un carotenoide e un antiossidante
  • Gli alimenti ricchi di vitamina A includono cipolle, carote, piselli, spinaci e zucca
  • Uno studio ha dimostrato che i fumatori con assunzione di carotene beta elevato potrebbero avere un aumentato rischio di cancro ai polmoni
  • Alcune prove suggeriscono che il beta carotene potrebbe rallentare il declino cognitivo (malattie degenerative)
  • I supplementi di beta carotene interagiscono con alcuni farmaci, tra cui statine e olio minerale
  • Il beta carotene potrebbe aiutare le persone anziane a mantenere la loro forza polmonare con l’età.

Gli studi che coinvolgono integratori a base di beta-carotene tuttavia hanno avuto risultati contrastanti, lasciando i ricercatori cauti nel raccomandare questo tipo di integratori per il trattamento di problemi di salute indicati sopra. In alcuni casi un consumo troppo elevato di tali sostanze positive per la salute, possono essere dannose per la salute, quindi è necessario essere consapevoli dei modi adeguati di consumare questo carotenoide.

Ecco i 5 migliori alimenti contenenti beta carotene:

  • albicocche
  • asparagi
  • broccoli
  • carote
  • cavolo cinese
  • erba cipollina
  • foglie di tarassaco
  • Pompelmo
  • erbe e spezie – peperoncino in polvere, origano, paprika, prezzemolo
  • cavolo
  • molte margarine
  • cipolle
  • piselli
  • peperoni
  • prugne
  • zucca
  • spinaci
  • patate dolci

 

Tre modi per incrementare la tua voglia di allenamento

Fare esercizio fisico è una cosa divertente, anche se molte di voi non lo credono affatto tale. A volte è quasi impossibile scendere dal letto per andare a correre al mattino. Altre volte, il solo pensiero di fare la strada per la palestra fa venire voglia di rannicchiarsi sotto le coperte. Per tutte queste ragioni abbiamo cercato dei modi per aiutarvi a trovare il giusto approccio all’esercizio fisico in modo che lo troviate divertente e stimolante!

1) Parlane con i tuoi amici

Questa è una strategia cruciale se hai problemi a rilanciare la tua voglia all’esercizio fisico o se improvvisamente ci si trova in una fase di stanchezza fisica. L’idea è che i tuoi amici spesso sanno meglio alcuni aspetti di te stesso rispetto a come li conosci tu , e ci? pu? aiutarti ad uscire fuori allo scoperto e a riprendere la voglia all’ esercizio. “Chiedete loro quali sono i vostri punti di forza e a quali modelli vi piace ispirarvi, dice Michaelides, uno dei medici che ha avviato questo tipo di indagini. ” Entrambe sono cose che non possiamo sempre vedere da soli, ma che possono essere estremamente utilizzati se si sta cercando di capire perchè si ha un crollo di questo tipo. ” Per esempio, forse sei più inattiva da quando hai iniziato a uscire con un ragazzo che non viene più in palestra . Oppure ci si trova spesso a buttarsi giù e a rinunciare all’esercizio per via di motivi legati al lavoro e allo stress quotidiano. Per superare questa fase basta essere sicuri di chiedere un consiglio ai tuoi amici più cari , più affidabili e vicini. Solo queste persone conoscono veramente voi stesse e sapranno consigliarvi al meglio! Abbiate fiducia in loro!

2) Scrivete i vostri fallimenti passati su un diario

Un altro modo per motivare voi stessi a fare sport è sapere cosa vi ha impedito di farlo in passato, in modo da poter verificare che gli stessi problemi non possono essere causa della vostra pigrizia. ” Fate una lista di ogni tentativo che avete fatto in passato per motivare e avviare una nuova routine di allenamento, e siate sicuri di includere panche il motivo per il quale non si è riuscito “, dice Michaelides, uno dei trainer migliori sul mercato. ” Buttare giù ed analizzare ogni evento, insieme con il ragionamento opportuno, può aiutare a capire i propri modelli di comportamento in modo da poterli risolvere in futuro. ”

3) Variate

Pensate a come ci si sente quando si fa un viaggio in un luogo dove non siete mai stati prima. Tutto sembra così fresco ed emozionante, e ci si propone sempre con uno spirito positivo, giusto? Stessa cosa con il fitness . “Gli esseri umani sono attratti da cose nuove, è nella nostra natura, quindi se si tenta la sperimentazione di un nuovo tipo di esercizio o provate a gratificarvi diversamente quando si riesce, riuscirete a fare sport nel modo più giusto “, dice Michaelides. Se sei un corridore, modificare il percorso o trovare un nuovo compagno di allenamento è la strategia migliore. Se sei una regina della palestra, cerca delle nuove amiche o dei nuovi obiettivi! Prova anche a scaricarti alcune delle app di allenamento in modo da poterti dare degli obiettivi e perchè no, sfidare i tuoi amici più cari!

Attenzione agli zuccheri aggiunti

Secondo un recente studio condotto sulla popolazione Americana, gli zuccheri aggiunti consumati in media da ogni cittadino USA rappresentano più del 13% di calorie ingerite al giorno, per un totale di circa 270 calorie. Questo dato ù davvero allarmante considerando che non solo in America, ma anche in tutto il resto del mondo il consumo di tale tipologia di zucchero è in continua crescita. Per darvi un’idea, anche l’Italia è un grande consumatore di zucchero bianco!

L’assunzione di zuccheri aggiunti (ovvero zuccheri esterni all’alimento principale che assumiamo) è particolarmente alta tra bambini, gli adolescenti ed i giovani in età adulta. La principale fonte di zuccheri aggiunti nelle diete tipiche degli Stati Uniti sono le bevande, che comprendono bevande analcoliche, bevande alla frutta, caffè e tè zuccherati, bevande energetiche, bevande alcoliche e acque aromatizzate. Le bevande rappresentano quasi la metà (47%) di tutti gli zuccheri aggiunti consumati dalla popolazione degli Stati Uniti. L’altra principale fonte di zuccheri aggiunti sono gli snack e i dolci, che includono dolci a base di cereali come torte, biscotti dolci, ciambelle, panini dolci e pasticcini; dessert caseari come gelati, altri dessert surgelati e budini; caramelle; zuccheri; marmellate; sciroppi; e condimenti dolci. Insieme, queste categorie di alimenti rappresentano oltre il 75% del consumo di tutti gli zuccheri aggiunti.

 

Quali sono i problemi per la salute?

L’impatto principale è sull’obesità e sullo sviluppo di diabete, casi entrambi ben documentati, ma in molti non sanno che un consumo elevato di zucchero può causare anche problemi al nostro cuore. Nel corso di uno studio condotto sulle relazioni tra zuccheri aggiunti ed il rischio di infarto, si è dimostrato come un consumo più elevato di zucchero rispetto alla media (dal 16 al 21% delle calorie provenienti da zuccheri) ha aumentato il rischio di infarto delle persone sottoposte al test di circa il 38% in più. Le motivazioni sono da ricondurre ad un aumento dell’affaticamento del sistema circolatorio dovuto alla “gestione” dello zucchero in eccesso, l’aumento di peso conseguenza di calorie ad alto indice glicemico, e l’aumento di rischio di diabete che porta anche a problemi al cuore.

Inoltre, lo zucchero non è un vero e proprio alimento; infatti non contiene alcuna sostanza nutritiva come vitamine, minerali, proteine o grassi salutari.

Altri effetti collaterali possono riguardare:

  • Interferenza con le funzioni immunitarie
  • Invecchiamento precoce
  • Problemi dentari (carie)
  • Disturbi nel comportamento
  • Dipendenza da prodotti dolci
  • Stress

Dove si nasconde?

Gli zuccheri aggiunti sono prettamente contenuti in questi prodotti:

Rank Gruppo alimentare % di assunzione in USA
1 Cole/energy drinks/bevande per lo sport 42.2%
2 Dolci e cibi a base di cereali 11.9%
3 Succhi di frutta 8.5%
4 Dolci a base di latte 5.5%
5 Caramelle 5.0%
6 Cereali 2.9%
7 Zucchero semplice / miele 4.1%
8 3.8%
9 Pane tostato 2.3%
10 Sciroppi e topping 1.4%

Avete ancora voglia di bere tutte quelle bevande zuccherate? Beh, rifletteteci.

Quali sono i principali gruppi alimentari?

Sei interessato a mangiare sano e avere una dieta equilibrata? Se è così, ti consigliamo di conoscerne di più sui gruppi alimentari che sono alla base del cibo che mangiamo.
Questa sezione aiuta a spiegare i gruppi alimentari in base alle Dietary Guidelines for Americans e fornisce informazioni sui regimi alimentari da seguire. Ci sono cinque gruppi principali di alimenti: verdure, frutta, cereali, latticini e un gruppo di proteine che comprende carne, pollame, pesce e noci. Di seguito i cinque gruppi di alimenti che sono le basi per una dieta sana.

Verdure
Le verdure da mangiare possonoessere fresche, surgelate, in scatola o secche e possono essere consumate per intero, tagliate, o sotto forma di purè. Si dovrebbe mangiare una varietà di verdure di colore verde scuro, verdure rosse e arancio, così come fagioli e piselli (che sono considerati parte del gruppo di proteine). Gli esempi includono broccoli, carote, cavoli, piselli, fagiolini, piselli dagli occhi neri, cavolini, fagioli di Lima, spinaci, zucca, patate dolci, pomodori e fagioli. Qualsiasi verdura o 100% di succo di verdura rientra in questo gruppo.

Frutta
I frutti che si mangiano possono essere freschi, in scatola, surgelati o secchi e possono essere consumati per intero, tagliati, o frullati. Gli esempi che di solito riportiamo includono mele, albicocche, banane, datteri, uva, arance, pompelmo, mango, meloni, pesche, ananas, uva, fragole, mandarini, e succhi di frutta al 100%.

Cereali
Ci sono due tipi di cereali in commercio – cereali integrali e cereali raffinati. Almeno la metà dei cereali che si mangia dovrebbe essere integrale, come ad esempio il pane integrale, i cereali integrali ed i cracker, farina d’avena, bulgur e riso integrale. I cereali raffinati sono il pane bianco, riso bianco, pasta arricchita, tortillas di farina, e la maggior parte delle paste. In quanto raffinati, questi cereali dovrebbero essere consumati in basse quantità poichè hanno poche sostanze nutritive e determinano spesso problemi al nostro organismo.

Derivati del latte
La maggior parte delle vostre scelte dovrebbero ricadere sul latte senza grassi o a basso contenuto di grassi e prodotti lattiero-caseari, ma tutti i tipi di latte e calcio contenenti in tali prodotti lattiero-caseari rientrano in questa categoria. Gli esempi includono il latte, formaggi, yogurt e così come i prodotti senza lattosio e al lattosio ridotto e bevande a base di soia. Gli alimenti che sono a base di latte, ma hanno poco o niente “calcio” non sono inclusi. Alcuni esempi sono il burro, la panna, la panna acida e le creme di formaggio.

Proteine
Scegliere una varietà di carni magre e pollame, pesce, fagioli e piselli, uova, prodotti di soia trasformati, frutta a guscio, senza sale e semi. Assicurati di mangiare almeno 400 grammi di pesce ogni settimana. Evitare le carni rosse e grasse è sicuramente un ottimo ocnsiglio per tutti coloro che vogliono avere una buona salute.

 

Perchè bisogno conoscere i gruppi alimentari?

Ognuno di noi nel corso della propria vita prima o poi ha cercato di seguire un regime dietetico, facendo grandi sforzi per comprendere quali erano di volta in volta gli alimenti giusti da mangiare. L’elenco che abbiamo fornito sopra può esservi di grande aiuto ogni qual volta avete bisogno di tarare la vostra alimentazione. Più vitamine, meno proteine o più carboidrati. Conoscere cosa mangiamo ci aiuta anche a migliorare la nostra coscienza alimentare e a comprendere se il cibo che ingeriamo potrà farci bene oppure no.

Una Dieta a base di insetti è sostenibile?

Caro cosa vuoi per cena questa sera? Ho trovato in offerta sia le larve che i grilli verdi! Fammi sapere…

Il futuro di molti di noi potrebbe nascondersi in queste frasi tra qualche anno. Infatti sempre più spesso si sente sui media dell’utilizzo sempre crescente degli insetti all’interno delle nostre diete. Ma davvero dovremmo mangiare tutti insetti tra qualche anno?

Il perchè degli insetti nella dieta

Secondo molti ricercatori tra qualche anno la popolazione mondiale sarà talmente numerosa che non ci saranno fonti proteche sufficienti per fornire a tutti gli adeguati apporti dei principali nutrienti, in primis le proteine stesse. Ogni anno, circa 70 milioni di persone vengono aggiunte alla popolazione mondiale totale. Se la crescita continua a questo ritmo, entro il 2050 si prevede che la popolazione raggiungerà ben 9 miliardi, il doppio di oggi. La domanda globale di cibo, in particolare di fonti proteiche di origine animale, sta quindi aumentando drasticamente. Pertanto, trovare nuove fonti proteiche alternative è uno degli obiettivi più interessanti per la nutrizione e la salute umana e animale. In questo caso, gli insetti come cibo e mangime sembrano essere una risorsa interessante con molti benefici per l’ambiente e la salute.

Gli insetti possono essere considerati parte di una dieta naturale in quanto possono contenere tra il 30% ed il 70% di proteine, grassi, minerali e le vitamine; per questo motivo, gli insetti, sopratutto quelli ricchi di proteine, sono un’alternativa promettente alle fonti proteiche tradizionali come carne e pesce e inoltre inducono ad una riduzione dell’inquinamento ambientale.

 

L’entomofagia (dal greco ntomon, “insetto” e phagein, “mangiare”) è l’uso umano degli insetti come cibo. Le uova, le larve, le pupe e gli adulti di alcuni insetti sono stati mangiati dagli uomini dalla preistoria fino ai giorni nostri.

 

Scarafaggi “green”

Il consumo di insetti rispetto al consumo di animali di allevamento è più rispettoso dell’ambiente; gli insetti infatti sono esseri a sangue freddo e quindi richiedono meno energia per mantenere la temperatura corporea interna. Ciò significa che sono molto efficienti nel convertire i loro mangimi in massa corporea commestibile, a differenza dei bovini, degli ovini e dei suini. I grilli ad esempio richiedono circa 2 kg di mangime per produrre 1 kg di carne e circa l’80% è commestibile. Gli animali da allevamento come le mucche invece richiedono circa 8 kg di mangime per produrre la stessa quantità di carne, ma solo il 40% della vacca può essere consumato sulle nostre tavole. Tutto ciò potrebbe significare che si potrebbero creare allevamenti intensivi di insetti ad uso alimentare e risparmiare su coltivazioni di mangimi e ridurre inoltre l’utilizzo di pesticidi, sostanze ancora utilizzate in molti paesi al mondo.

Gli insetti poi richiedono anche molta meno terra e acqua rispetto agli animali tradizionalmente allevati e si riproducono anche molto più rapidamente. Hanno anche una vita più breve e quindi possono essere coltivati rapidamente e coltivati in grandi quantità sebbene in piccole strutture. Possono addirittura essere allevati dentro le città, in piccoli allevamenti poco più che privati.

Inoltre, gli insetti producono una frazione di gas serra (come il metano e l’ammoniaca) rispetto ad altri animali, in particolare i bovini.

Come potete capire, sarebbero davvero numerosi i vantaggi del consumo di insetti, sopratutto dal punto di vista ambientale.

 

Ma siamo disposti a mangiarli?

Beh, qui cominciano le note dolenti. Di certo in Italia la cultura alimentare è talmente radicata che la popolazione forse preferirebbe patire la fame piuttosto che mangiare grilli o larve secche. Tuttavia in commercio cominciano ad essere reperibili le farine di insetti, ovvero farine di insetti secchi che possono essere utilizzate in moltissimi dei nostri piatti, anche in quelli della tradizione, magari miscelate con le farine convenzionali a base di grano o mais.

Ricapitoliamo quindi le loro principali proprietà:

  1. Sono ricchi in proteine
  2. Richiedono poche risorse
  3. Hanno un elevato rendimento in termini di parti edibile
  4. Contengono molti grassi “buoni”
  5. Possono essere allevati in piccole colonie anche nelle città
  6. Riducono l’utilizzo di veleni agricoli
  7. Hanno un sapore simile al pollo 🙂

Quindi, perchè non provarli? Io sicuramente lo farò, ma comincierò con le farine!

Affronta le tue paure

Affronta le tue paure! Il video spiega come il successo sportivo è un obiettivo di lungo periodo, duro da raggiungere, sopratutto a livello di testa. Ogni giorno, dietro ogni angolo, si nascondono insidie e sconfitte che ci demotivano e ci scoraggiano. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura perchè altrimenti distruggeremo tutto il potenziale che abbiamo nascosto!

Guardate il video e troverete qualche minuto di ispirazione per il vostro allenamento preferito!

Si può mangiare il gelato durante una dieta?

Sta per arrivare finalmente la bella stagione e come ogni anno la voglia di mangiare qualcosa di fresco e dolce ritorna puntuale come un orologio svizzero. E quale prelibatezza migliore di un buon gelato? I gelati sono di tante tipologie e gusti e generalmente sono tutti buoni. Proviamo a capire assieme se il binomio Dieta e Gelato sta in piedi.

 

Le tipologie di gelato

I gelati si suddividono in “freschi” o anche detti artigianali e “confezionati”. Mentre i primi sono quelli che troviamo nelle gelaterie espostiin bellissime vaschette di metallo, i secondi li troviamo spesso nei supermercati e bar dentro confezioni di plastiva. La principale differenza tra le due tipologie è la quantità di calorie che essi apportano ed in generale la loro composizione. Infatti il gelato cosidetto confezionato è nel 80% dei casi più calorico in quanto molto più grasso di quello naturale e spesso contiene un elevato quantitativo di grassi vegetali/animali. In aggiunta questi prodotti hanno un basso contenuto di acqua e nutrienti come vitamine e minerali.

Il gelato artigianale invece contiene molta acqua, una minor percentuale di grassi e di calorie, minerali e qualche vitamina (sopratutto nelle versioni a base di frutta fresca). Nel gelato fresco, o artigianale, l’ingrediente presente in maggiore quantità è il latte (almeno il 60 per cento) seguito dagli zuccheri (14~24 per cento) e dalla panna (5~20 per cento). Il gelato confezionato è invece caratterizzato dal fatto di essere prodotto per conservari a lungo nel tempo, e viene preparato molti mesi prima del consumo, con l’impiego di preparati e di materie prime come latte in polvere, succhi di frutta concentrati, e di additivi come coloranti, emulsionanti, stabilizzanti ed aromatizzanti.

 

Ma se siamo a dieta, è consigliabile o no mangiare i gelati? Si possono mangiare se si è a dieta? Come qualsiasi altro tipo di alimento, anche il gelato fornisce delle calorie, delle proteine, dei carboidrati, acqua e grasso al nostro corpo. I gelati con il mix migliore delle sostanze indicate sono ovviamente quelli a base di frutta fresca, meglio se di stagione; possono essere perfetti anche per chi è a dieta, in quanto contengono alte concentrazioni di acqua. Ovviamente, bisognerà mangiarne con moderazione.

Inoltre, se per esempio vogliamo mangiare un buon gelato alla sera, dovremmo rinunciare a qualcos’altro; ad esempio se nella nostra dieta è previsto un piatto a base di pasta, beh, 1 volta alla settimana potremmo sostituire tale piatto con un gelato alla frutta di medie dimensioni (non esagerate con la panna perche è un concentrato di grassi vegetali e non, contenente tantissime calorie).

In alternativa, potremmo mangiare un paio di gelati alla settimana, magari al pomeriggio, a seguito di una bella passeggiata all’aria aperta o anche prima di uscire con le amiche; l’importante è ricordarsi che il gelato, essendo un qualcosa in più (uno spuntino) deve essere conteggiato all’interno del vostro regime dietetico e che quindi se si è già sgarrato con quello, non possiamo fare altre eccezioni alla nostra dieta. Ad esempio no pizza e gelato allo stesso tempo, no gelato e superalcolico alla sera etc…etc…

Ricordiamo che alla base del vostro regime dietetico dovrebbe esserci un calcolo giornaliero delle calorie e dei nutrienti ingeriti durante la giornata di modo da poterci regolare in maniera puntuale durante i nostri pasti.

 

Quando?

Ottimo quando si è al mare per pranzare; scegliete un bel gelato alla frutta con 3-4 gusti e pranzate con quello; vedrete che non avrete grandi impatti sulla vostra dieta e vi sentirete bene ma sopratutto appagati. Come dicevamo in precedenza l’importante è non abusare di tale privilegio; non mangiate tutti i giorni gelati in quanto essi contengono un elevato quantitativo di zuccheri semplici che entranno facilmente in circolo.

 

Va bene per i nostri bambini?

Quando si parla di alimentazione dei nostri figli invece, dobbiamo fare particolarmente attenzione alle quantità di gelato che viene consumata, anche se si tratta di gelato artigianale. Come dicevamo in precedenza il gelato può essere un rapido e gustoso sostituto di un pasto nutriente per noi adulti quando siamo a dieta, ma per i nostri piccini è sempre consigliato non saltare i pasti principali che generalmente devono fornire sempre le giuste quantità di nutrienti come carboidrati, proteine, fibre, vitamine e minerali.

Tutto chiaro?

I benefici per la salute della Cioccolata Fondente

Per moltissimi di noi il Cioccolato ? il massimo dal punto di vista del gusto alimentare, uno standard infallibile nei periodi di stress, una fonte sempre affidabile di consolazione quando abbiamo delusioni dalla vita, ed un potenziatore del nostro umore, oltre ad essere l’alimento più romantico in circolazione.

Negli ultimi anni, oltre a tutte le proprietà sopra elencate, gli scienziati hanno trovato una miriade di aspetti, scientificamente provati, per i quali il Cioccolato, il cioccolato fondente, ovvero quello con una percentuale di cacao di circa il settanta per cento o più – è davvero un toccasana per la nostra salute.

La ricerca in tale ambito continua, e gli esperti hanno gi? scoperto che il cioccolato fa bene al cuore, alla circolazione sanguigna e al cervello, ed è stato individuato anche come alimento che potrebbe essere di beneficio in malattie come l’autismo, l’obesità ed il diabete.

Il segreto è dato da sostanze presenti naturalmente nel cioccolato che possono offrire un certo grado di protezione contro malattie cardiache e disturbi circolatori correlati.

Molti studi hanno dimostrato che il cibo ricco di flavonali, sostanza che si trova in alimenti a base vegetale come mele, cipolle, arachidi e mirtilli rossi, nonchè nel vino rosso e nel cioccolato, può aiutare a mantenere la salute del sistema cardiovascolare.

Gli studi hanno dimostrato che il cioccolato è particolarmente ricco di grandi molecole di flavonoidi e quindi di flavonali. Sembra infatti che possieda una maggiore attività antiossidante rispetto al vino rosso; uno studio condotto in Inghilterra ha rilevato che 50 g di cioccolato fondente contengono tanti flavonoidi come sei mele, due bicchieri di vino o sette cipolle. Queste evidenze ci fanno capire che stiamo parlando di un Superalimento, ovvero un alimento dalle molteplici proprietà salutari.

 

Benefici per la salute

1. Cioccolato per un cuore sano

Il consumo regolare di cioccolato fondente può migliorare la salute cardiovascolare. In particolare, i polifenoli del cacao aumentano il colesterolo HDL (spesso considerato colesterolo buono), che a sua volta porta a una diminuzione del colesterolo LDL (colesterolo cattivo). Altri effetti includono livelli più elevati di ossido nitrico e una ridotta adesione piastrinica, con conseguente miglioramento della circolazione sanguigna. Le piastrine infatti sono molecole che agiscono sulla coagulazione del sangue, aumentandola.

 

2. Cioccolato fondente per uno stato d’animo migliore

Il cioccolato può migliorare il tuo stato d’umore, specialmente quando si è in forti situazioni di stress e pressione lavorativa.

 

3. Il cioccolato ti fa mangiare di meno

Uno degli effetti preferiti ai più del consumo di cioccolato è la riduzione dell’appetito. Uno studio ha quantificato questo dato dando ai partecipanti di un esperimento sul consumo di cioccolata una porzione di 100 g di cioccolato al latte o cioccolato fondente due ore prima di essere servito un pranzo a volontà. L’ingestione di cioccolato fondente è stata correlata con un’assunzione calorica inferiore del 17% al pasto successivo rispetto al gruppo che invece aveva ingerito cioccolato al latte.

 

4. Il cioccolato può aiutare a ridurre le infiammazioni

Il cioccolato ha proprietà di modulazione delle infiammazioni. In uno studio condotto su topi obesi che assumevano polvere di cacao, è stato riscontrato un livello di infiammazione e di insulina migliore rispetto a topi che non avevano l’integrazione di cacao magro.

 

5. Il cioccolato aumenta gli anticorpi

Da uno studio recente è emerso che il solo annusare il cioccolato può dare un impulso al nostro sistema immunitario: non devi nemmeno mangiare il cioccolato fondente per trarne beneficio! Nello studio i volontari hanno annusato cioccolato, carne e acqua salata. Solo nel caso in cui il cioccolato è stato annusato, i loro livelli di anticorpi sono aumentati. Probabilmente questo risultato è anche da associarsi al miglioramento dell’umore associato alla cioccolato e al cacao.

Per concludere possiamo consigliare a tutti l’assunzione di circa 30 grammi di cioccolata fondente <70% o cacao al giorno per un effetto benefico sulla nostra salute; cerchiamo invece di consumare meno cioccolato al latte perchè al suo interno invece si nascondono nutrienti non sempre adatti al nostro benessere.

I sintomi della menopausa nella donna. Come risolvere?

E’ una situazione nella quale tutte le donne prima o poi, in età avanzata, si ritrovano. Scientificamente la menopausa si verifica quando una donna non ha le mestruazioni per 12 mesi consecutivi e non può più rimanere incinta in modo naturale. Di solito inizia tra i 45 ed i 55 anni di età, ma può svilupparsi prima o dopo questa fascia di età, in base a differenti fattori sia genetici che ambientali.

La menopausa può causare sintomi fastidiosi, come vampate di calore e aumento di peso. Per la maggior parte delle donne, la terapia medica non è necessaria per combattere i sintomi della menopausa.

 

SINTOMI DELLA MENOPAUSA E CAMBIAMENTI DELLA DONNA

Quali sono i sintomi della menopausa? L’esperienza della menopausa di ogni donna è unica. I sintomi sono in genere più gravi quando la menopausa si verifica all’improvviso o per un periodo di tempo più breve. Le condizioni che influiscono sulla salute dell’ovaio, come il cancro o l’isterectomia, o determinate scelte di stile di vita, come il fumo, tendono ad aumentare la gravità e la durata dei sintomi.

A parte i cambiamenti delle mestruazioni, i sintomi della perimenopausa, della menopausa e della postmenopausa sono generalmente gli stessi. I primi segni più comuni di perimenopausa sono:

  • mestruazioni meno frequenti
  • cicli più pesanti o più leggeri di quelli che normalmente si verificano
  • sintomi vasomotori, tra cui vampate di calore, sudorazioni notturne e vampate di calore

Altri sintomi molto diffusi sono:

  • Dolori ossei
  • Vampate
  • Malessere emotivo
  • Disturbi urinari
  • Secchezza vaginale
  • Secchezza nella bocca
  • Pelle più secca, opaca, meno elastica e più delicata
  • Capelli. Ricrescono sono più sottili, più deboli ed il processo di rinnovamento diventa gradualmente più lento
  • Seno più piccolo
  • Pancia più grande

Perchè si verifica la menopausa?

La menopausa è un processo naturale che si verifica quando le ovaie invecchiano e producono meno ormoni riproduttivi. Il corpo della donna inizia così a subire diversi cambiamenti in risposta a livelli inferiori di:

  • estrogeni
  • progesterone
  • testosterone
  • ormone follicolo-stimolante (FSH)
  • ormone luteinizzante (LH)

Uno dei cambiamenti più importanti è la perdita di follicoli ovarici attivi. I follicoli ovarici sono le strutture che producono e rilasciano le uova dalla parete delle ovaie, consentendo il ciclo mestruale e la fertilità. La maggior parte delle donne nota innanzitutto che la frequenza del loro periodo diventa meno consistente, poichè il flusso diventa più pesante e più lungo. Questo di solito si verifica in alcuni periodi prima della metà degli anni ’40. Secondo delle receti statistiche ad esempio, all’età di 52 anni, la maggior parte delle donne statunitensi è entrata in menopausa.

In alcuni casi, la menopausa è indotta o causata da lesioni o rimozione chirurgica delle ovaie e delle relative strutture pelviche.

Le cause comuni della menopausa indotta includono:

  • ooforectomia bilaterale o rimozione chirurgica delle ovaie
  • ablazione ovarica o arresto della funzione dell’ovaio, che può essere eseguita mediante terapia ormonale, chirurgia o radioterapia in donne con tumori positivi al recettore dell’estrogeno
  • radiazione pelvica
    lesioni pelviche che danneggiano o distruggono gravemente le ovaie

La menopausa è una parte normale e naturale dell’invecchiamento. Quando la donna entra nei famosi “anta” (40 anni), probabilmente il suo corpo inizierà a produrre meno estrogeni finchè non avrà più le mestruazioni. Una volta che le mestruazioni non vengono più, si è ufficialmente in menopausa. La menopausa naturale, che avviene senza intervento medico, avviene in tre fasi:

  • perimenopausa
  • menopausa
  • post menopausa

Molte persone confondono la menopausa con la perimenopausa. La perimenopausa è il palcoscenico in cui una donna inizia a passare alla menopausa. Alcuni sintomi comuni della fase perimenopausale includono:

  • vampate
  • sudorazioni notturne
  • secchezza vaginale

Durante la perimenopausa, il corpo inizia a produrre meno estrogeni fino all’ultimo anno o due anni fino a che i livelli di ormoni diminuiscono rapidamente. La perimenopausa può iniziare fino a 10 anni prima di entrare in menopausa. Inizia spesso a 40 anni, ma alcune donne entrano in perimenopausa nei 30 anni.


Riportiamo adesso una email di una nostra lettrice che ci racconta i suoi problemi legati alla menopausa. Come perdere peso?

Buongiorno, mi chiamo Marzia, sono una donna di 45 anni in menopausa precoce da gennaio 2010 ho fatto trattamenti ormonali per un anno, da alcuni mesi ho sospeso tutte le terapie. Sono alta m. 1.73 e peso attualmente kg. 94. Quale dieta dovrei seguire?

Risposta:Come accennato, perdere peso, o semplicemente cercare di mantenere il peso durante la menopausa è incredibilmente frustrante e difficile per una serie di motivi. Per cominciare, a causa del fatto che il metabolismo si riduce in modo così drastico, non solo avrai meno energia e diventerai quindi meno attivo, ma troverai anche molto più difficile bruciare calorie e molto più facile da aumentare di peso. Il modo migliore per perdere peso e non ingrassare durante la menopausa è quello di ridurre solamente le porzioni di cibo senza scendere troppo per evitare di rallentare ulteriormente il metabolismo. Si sopratutto a latticini, latte, verdure, frutta e tanto tanto movimento per non far piantare il metabolismo. In questo modo potrete combattere gli effetti ingrassanti derivanti dalla menopausa. Assumete pochi carboidrati alla sera, evitate lo zucchero semplice ed infine eliminate i cibi grassi. Per il resto continuate a mangiare come al solito! Esistono inoltre alcuni integratori alimentari appositamente studiati per le donne in menopausa. Chiedete sempre al vostro medico di fiducia consigli sulla dieta da seguire in questo periodo difficile.

Corri Corri Corri

…a volte l’ispirazione può darci una forza inimmaginabile

L’ispirazione giusta per cominciare il nostro percorso da runner o per motivarci a dare sempre il meglio! Ricordate che i risultati si ottengono solo con il duro lavoro! Soli 3 minuti del vostro tempo per riprendere l’energia e la voglia di correre.

Questo duro sport non è una cosa facile, non è una passeggiata di salute. E’ passione, volontà e determinazione. Provateci anche Voi!

Siamo tornati

Ebbene si, cari amici lettori, finalmente dopo qualche anno di pausa dal mondo del Web abbiamo deciso di cominciare nuovamente a diffondere informazioni e consigli utili sul mondo della Salute e del Benessere fisico e mentale.

TuttoSullaNutrizione è ritornato e a differenza del vecchio format diventa un punto di riferimento importante del settore Salute e Benessere offrendo tante informazioni e strumenti gratuti per aiutarvi a restare in salute per lungo tempo!

Nel sito troverete tante informazioni sui migliori cibi da mangiare, sugli integratori e la loro efficacia, su prodotti di qualità da poter acquistare; ma oltre a ciò avrete a disposizione Schemi di Allenamento, strumenti per le misurazioni corporee (come ad esempio il Calcolo dell’ Indice di Massa Corporea), Diete e tanto tanto altro.

Tutto cio lo facciamo perchè riteniamo che troppo spesso la nostra Salute ed in generale l’Alimentazione e lo Sport siano aspetti troppo spesso trascurati non solo da Noi stessi ma anche dalle Istituzioni che non forniscono mai abbastanza informazioni su queste tematiche.

 

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Vi auguriamo una buona lettura.